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Arpinati l'oppositore di Mussolini
Iraci, Agostino
Descrizione Collana ''Biblioteca di cultura'', 6 - Brossura editoriale con bandelle, xvi-287 pagine. In apertura, invio autografo dell'autore. Strappetto mendato al retro della sovraccoperta; una macchiolina non pervasiva all'angolo superiore di 3 carte; nel complesso ottima copia dalla paginazione fresca e compatta, forse mai letta -- Nell'attuale vivace ripresa di studi sul fenomeno storico del fascismo è stato riconosciuto come sia semplicistico vedere il fascismo soltanto in Mussolini e nella sua opera; e si è posta la questione se quel fascismo, che fu l'origine del fenomeno, e perciò il vero fascismo si propose di costituire la base d'una dittatura, e, non fu, invece, un movimento diretto a ristabilire in Italia le condizioni dell'ordine civile, che erano state annullate dalle velleità rivoluzionarie del dopoguerra. Questa seconda interpretazione del fascismo è la verità, che, ai tempi di Mussolini fu naturalmente respinta, e, dopo la liberazione, fu ancora negata per evidente comodo di parte. La grande maggioranza dei fascisti non mirò a fondare nessun regime, ma soltanto a combattere una battaglia per la tutela della libertà. Questo fu il pensiero di quasi tutti i maggiori capi e animatori del fascismo, e forse, nei primi anni, anche di Mussolini. Il quale, una volta assunto saldamente al potere, seppe deviare il fascismo secondo i suoi fini personali, e ottenne l'intento. Da questo sorse il « regime ». In questa sua manovra, abile ma rovinosa per l'Italia, Mussolini non trovò l'opposizione, che avrebbe dovuto trovare, perché tutti i maggiori fascisti, anche non convinti, si adattarono. Ma vi fu un uomo che ebbe il coraggio di opporsi alla sua volontà, e fu Leandro Arpinati, colui che, a un certo punto, ebbe di fatto la massima autorità, dopo il « Duce », e per qualche anno ebbe il ruolo di vero antagonista di lui. Rimase isolato, e fu schiacciato dalla potenza materiale dei mezzi dello Stato ormai totalitario. Se ciò non fosse stato, l'Italia forse non avrebbe avuto il suo effimero impero, ma la sua sorte, e forse quella di tutto il mondo, sarebbe stata diversa. La storia di Arpinati è ancora poco conosciuta. Egli, finché fu in alto, non fece niente per mettersi in vista. Quando fu bandito dalla vita pubblica, Mussolini e la viltà dominante fecero che non se ne parlasse. Quando poi, il giorno della liberazione, fu assassinato, il suo nome fu compreso nell'elenco dei gerarchi fascisti eliminati, e nessuno si curò di rivelare come la sua posizione fosse del tutto diversa. Ma Arpinati non poteva essere dimenticato così. E infatti negli ultimi anni molte pubblicazioni hanno trattato di lui. Mancava, però, una trattazione ordinata e documentata delle sue eccezionali e drammatiche vicende. A tale lacuna ha inteso supplire Agostino baci, che, quale Prefetto e Capo di Gabinetto di Mussolini al Ministero dell'Interno nel periodo in cui Arpinati fu Sottosegretario di Stato di quel Ministero, fu testimone di quegli avvenimenti.
Categoria: Storia d\'Europa Contemporanea
Parole chiave: mussolini , fascismo , dissidenti , Leandro Arpinati
Edito da: Bulzoni Editore (Roma) anno 1970
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Dimensione: 22
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Prezzo: € 12.00

