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Dalla vita alla morte: il destino delle Parche. (Da Catullo a Seneca)
Pasqua, Colafrancesco
Descrizione Collana Scrinia. Brossura editoriale di pagine 200. Pari al nuovo (as new). Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine. Il mito delle Parche compare attestato per la prima volta nella produzione letteraria latina nel carme 64 di Catullo: alle dee del destino il poeta affida infatti il canto profetico della nascita ed aristia di Achille durante il banchetto per le nozze di Teti e Peleo. La formulazione catulliana recupera nell'iconografia delle dee il collegamento essenziale con la nascita proprio della più antica divinità del pantheon latino, la singola Parca, e l'attributo profetico, solo eccezionalmente attivo nel patrimonio iconografico delle Moire greche alle quali le Parche latine tendono a essere omologate. Filatura e profezia armonicamente composte nella descrizione esemplare del carme catulliano si fissano come attributi connotativi nella storia letteraria del mito con una progressiva specializzazione già riconoscibile nella produzione immediatamente contigua a Catullo. La funzione profetica diventa infatti il nucleo tematico della lettura ‘provvidenziale' del mito, in rapporto al destino paradigmatico di una collettività, di cui la parola inappellabile delle divinità, ipostasi del Fato, è assoluto garante. L'attributo della filatura tende invece a stabilire un rapporto preferenziale con una interpretazione più problematica del mito in chiave individuale, quando la riflessione si sposta sul piano delle vicende che segnano la storia del singolo, in particolare rispetto al momento più traumatico dell'incontro con il destino, ovvero la morte. La serena estraneità in cui, soprattutto nel genere epico, sono collocate le Parche in quanto partecipi di una visione fondamentalmente ottimistica di un ordine generale, si modifica dunque nel passaggio a generi come quello lirico di Orazio nei quali si attiva il coinvolgimento personale del poeta con l'oggetto del proprio canto: la funzione delle dee in questa prospettiva si configura come più cosciente e determinante, tanto da poter essere chiamate a rispondere della quantità e della qualità di un destino responsabilmente filato che delude le attese legittime dell'uomo. La linea provvidenziale e quella recriminatoria si stabiliscono dunque come tratti permanenti nella storia letteraria del mito, conservando il segno del genere letterario che le ha rispettivamente elaborate anche all'interno di contesti diversi nei quali sono di volta in volta assunte.
Categoria: Classici Greci e Latini
Parole chiave:
Edito da: Edipuglia (Bari) anno 2004
Condizione:
Dimensione: 20
ISBN: 9788872284353
Prezzo: € 30.00

